LOCKDOWN… E POI?

Non eravamo educati, non eravamo pronti. Abbiamo fatto i conti con la paura, la solitudine, il dolore, la rabbia, la lontananza, i rimpianti, la vergogna, l’incertezza. Abbiamo riscoperto il vero amore, la forza invincibile della famiglia, il valore della solidarietà, il dolce gusto della gratitudine. Anche quella del far niente, in alcuni casi. Ora che tutto sta ripartendo, seppure con modalità diverse, cos’è rimasto di tutto questo? Nel periodo delle restrizioni più rigide abbiamo attraversato gli stati d’animo più disparati, in positivo e in negativo, e abbiamo osservato dinamiche nuove. Resta ancora da capire se questa transizione senza precedenti abbia attivato cambiamenti costruttivi a livello collettivo o se invece sia finita con l’aumentare competizione, divisioni e ostilità. Di sicuro c’è che questa emergenza non può essere pensata solo come un incidente di percorso da archiviare al più presto. Sarà stata realmente utile sono nel momento in cui si riuscirà a darle un significato e quindi a trarne degli insegnamenti da spendere in una quotidianità rinnovata. Qualche tema di carattere generale lo si può individuare a prescindere dalle singole personalità: ci siamo accorti, ad esempio, dell’importanza del proteggere le piccole cose che ci fanno stare bene e ci regalano momenti di spensieratezza. Una camminata, un brano musicale, un piatto da preparare. Mai come ora possiamo renderci conto dell’importanza delle relazioni, dello straordinario potere nutriente dei legami, dell’interdipendenza sociale e di come in fondo sia davvero complicato essere completamente indipendenti e autosufficienti. Esiste una consistente letteratura scientifica relativa al supporto sociale e sulle vie neurobiologiche attraverso le quali agisce per favorire resilienza e ridurre il rischio di malattia. Secondo alcuni studi più forte è il trauma vissuto e maggiori sono i benefici del sostegno sociale. Possiamo allora aiutare noi stessi semplicemente rivisitando i nostri rapporti: essendo più disponibili, aperti, empatici. Uscendo dall’egocentrismo emotivo che distorce la comprensione degli altri. Abbiamo un cervello sociale sorprendente, programmato per entrare in rapporto, collaborare, scambiare. In questo periodo lo abbiamo visto: valori come coraggio, solidarietà, compassione, gentilezza e generosità sono emersi in tutta la loro forza. Non sprechiamoli, possiamo attingere da qui e ripartire con la consapevolezza di poter fare grandi cose per noi stessi e per gli altri. Infine un pensiero è fondamentale nei confronti di bambini e ragazzi che stanno per tornare a scuola dopo sette lunghi mesi di incertezza: a loro (e ai relativi familiari!) va un grande in bocca al lupo, perché ci saranno senz’altro ostacoli da superare e sfide nuove con cui misurarsi. Proprio per questo sarà necessario infondere in loro fiducia ed energie positive, confidando nella loro capacità di trarre il meglio anche da questo tipo di situazione. 

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