Nov 27 2015

 

a cura di Lorella Ciampalini

Psicologa Psicoterapeuta, Responsabile U.O. Infanzia Adolescenza Famiglia - Aulss 14 Chioggia

 

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RICORDARE CHE I BAMBINI ED I RAGAZZI HANNO DIRITTI E’ IMPORTANTE, RISPETTARLI ED ATTUARLI LO E’ DI PIU’

Occorre sempre ricordare quali sono i Diritti dell’Uomo e dell’importanza di rispettarli.
I bambini ed i ragazzi, le persone cioè, nel periodo della loro vita che va dalla nascita ai 18 anni, sono ulteriormente tutelati da un insieme aggiuntivo di diritti, da una maggior protezione ed attenzione.
Costruire dal presente solide basi per il futuro sia per la persona che per la Comunità impone di garantire fin dalla nascita ed anche durante la gravidanza, buone condizioni di vita, ottimi livelli di protezione sanitaria, istruzione, educazione e cultura, spazi relazionali all’interno dei quali svilupparsi, relazioni familiari accoglienti e caratterizzate da amore; occorre rispettare la specificità dei bambini, delle bambine, coglierne le diverse necessità, le diverse inclinazioni, i bisogni differenziati; occorre riuscire a guardare il mondo anche dal loro punto di vista mantenendoci pronti a scoprirne l’originalità.
Costruire le condizioni per il benessere psicofisico e relazionale per ogni essere umano, in ogni momento della propria vita, in ogni condizione della propria esistenza, richiede un impegno costante di tutti, una partecipazione attenta allo svilupparsi di azioni di inclusione, di tutela, di rispetto dei diritti, ad ogni livello di responsabilità che è possibile individuare.
Il rispetto dei diritti dei bambini promuove lo svilupparsi di una umanità basata sullo sviluppo e sulla solidarietà, sulla cura della fragilità, sulle relazioni interpersonali, gruppali, comunitarie.
La comunità cresce intorno allo sviluppo dei diritti del bambino e dell’essere umano in generale.
Sono passati 56 anni dalla dichiarazione dei Diritti del bambino e 12 anni dalla ratifica della Convenzione europea sull’esercizio dei Diritti del fanciullo; non molti per l’enorme cambiamento culturale che perseguono.
Vale la pena ricordarne alcuni contenuti perché applicarli è tutt’altro che facile ed ogni occasione di riflessione e di analisi sul tema, di confronto sui diritti ci avvicina all’obiettivo di rispettarli.
La Dichiarazione dei Diritti del Bambino approvata dall’Assemblea delle Nazioni Unite il 20.11.59, la Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo adottata dalla stessa Assemblea il 20.11.1989 e ratificata in Italia con legge n.176 del 1991 e la Convenzione europea sull’esercizio dei diritti dei fanciulli, firmata dal Consiglio d’Europa a Strasburgo il 25 gennaio 1996 e ratificata in Italia con legge n. 77 del 2003, costituiscono i pilastri fondativi di una nuova concezione dei diritti del minore.


In particolare la Convenzione del 1989 segna un importante cambiamento: il bambino non è più visto solo come soggetto di tutela e protezione, ma come vero e proprio soggetto di diritti, come persona che ha un proprio valore e una propria dignità; la Convenzione impegna gli Stati che l’hanno ratificata sia a garantire ai soggetti in età evolutiva la protezione e l’aiuto per la soddisfazione delle loro esigenze e necessità, ma anche a considerare, nei provvedimenti che li riguardano, il progressivo sviluppo della loro capacità di autonomia, di autodeterminazione e quindi anche di esercizio attivo dei diritti.
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Ne risultano nuovi ed importanti principi ispiratori:

• il principio di non discriminazione nell’effettivo godimento dei propri diritti (art. 2);
• il principio di superiore interesse del minore (art.3);
• il riconoscimento ad adeguate condizioni di sopravvivenza e di sviluppo
• il riconoscimento del diritto del minore di essere ascoltato (art.12).

Numerosi articoli sono dedicati al rapporto tra minore e famiglia, in particolare, nel predisporre misure di protezione, lo Stato deve tener conto dei diritti e doveri dei suoi genitori.
In sostanza il minore (cioè colui che non ha ancora compiuto 18 anni), è riconosciuto titolare di tutti i diritti civili dell’essere umano compreso il diritto alla libertà tra i quali si sottolineano, per lo sviluppo che hanno determinato nelle disposizioni in favore dell’infanzia, i seguenti:
• il diritto all’integrità,
• il diritto alla vita,
• il diritto al godimento dei più alti livelli raggiungibili di salute,
• il diritto alla protezione da ogni forma di violenza, danno, abuso fisico e mentale, trascuratezza o trattamento negligente, maltrattamento, sfruttamento.
Sono compresi i diritti relativi alla personalità:
• il diritto alla riservatezza,
• il diritto ad avere un nome e una nazionalità,
• il diritto a conservare la propria identità nazionale e le relazioni familiari,
• il diritto a formarsi un’opinione e poterla esprimere liberamente,
• il diritto alla libertà di cercare, ricevere e diffondere informazioni,
• il diritto alla libertà di coscienza e di religione,
• il diritto alla libertà di riunione e associazione.
Si aggiungono i diritti sociali:
• all’istruzione,
• ad una corretta informazione,
• alla salute e alla sicurezza,
• ad uno standard di vita adeguato al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale e
• ad un’adeguata assistenza ,
• il diritto al riposo e allo svago.

Particolare tutela viene riconosciuta ai minori rifugiati, coinvolti in conflitti armati, ai minori con disabilità fisica e mentale.

La Convenzione sancisce all’articolo 12 un principio generale fondamentale, e cioè richiede di garantire che ogni minore capace di discernimento abbia il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo riguarda; queste opinioni saranno prese in considerazione tenendo conto dell’età del minore e del suo grado di maturità. L’ascolto del minore rappresenta la garanzia di partecipazione attiva alle decisioni che lo riguardano e la sua possibilità di influenzarne l’esito. Il minore è riconosciuto essere titolare della propria esistenza per cui ha diritto di essere informato e di conoscere gli effetti che le decisioni che devono essere prese a sua tutela avranno sulla sua vita.

 

Una volta definito a grandi linee il contesto vorrei portare all’attenzione e al confronto alcuni valutazioni collocabili nell’ambito del rispetto dei diritti a partire dal vertice specifico dal quale mi trovo ad operare, cioè dall’Istituzione che si occupa della tutela della salute nel lavoro di rete con i Servizi dell’Area Materno Infantile, e nello specifico della promozione di benessere dell’età evolutiva, dell’adolescenza, della famiglia in ottica integrata.
La rete dei Servizi Socio Sanitari offre un ottimo sistema di assistenza, azioni di tipo preventivo ed informativo, assistenza diretta, operatività basate sulla competenza professionale e sulla integrazione tra ottiche professionali diverse ed istituzioni diverse; tale sistema di offerta si incontra con quello fornito dagli Enti Locali, dai vari Progetti, attività, Servizi che promuovono la socializzazione, la cura del tempo libero, il supporto educativo a minori e famiglie, la Tutela dei minori; questi due poli si integra, nel sistema generale a tutela dei diritti, la massiccia presenza della Scuola , dei Servizi educativi e delle Associazioni onlus o volontaristiche attive a supporto dell’infanzia, dell’adolescenza e della famiglia.
Nel tempo sono fiorite sinergie, idee, professionalità tutte orientate a cogliere le nuove esigenze, i nuovi bisogni ed a far fronte a nuove criticità. La realtà nella quale viviamo e nella quale nascono e crescono i più piccoli, nella quale si costituiscono le famiglie, è sempre più complessa ed esposta a criticità.
Se da una parte è aumentata l’attenzione sull’importanza della tutela dei diritti, dall’altra le risorse dedicate espressamente a quest’area hanno visto una sostanziale diminuzione a livello nazionale a cui le istituzioni locali cercano di sopperire.

Manca un Piano Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza e questo ha importanti ricadute sul sistema di Servizi.

Quali sono oggi le criticità che impongono attenzione aggiuntiva perché i bambini/e ed i ragazzi/e vengano rispettati nei loro diritti sempre, tutti i giorni, nelle diverse aree di diritto?

Ne cito alcune, le attualmente emergenti, che invito di considerare attive in sinergia tra di loro, presenti in maggiore o minore quantità, e, per questo, non indicate in ordine di priorità.

Una di queste, alcune volte eclatante, altre volte strisciante, è la condizione di povertà nella quale molte famiglie si trovano e quindi molti bambini si trovano. Questa condizione è dirompente, scardina il sistema di offerta, perché spesso sono le famiglie stesse che si ritraggono nelle richieste, che non accedono ai servizi per non rischiare di dover spendere, che devono fronteggiare altre priorità ed il nostro sistema di servizi è basato sulla richiesta.

Non meno importante è l’accesso ad informazione corretta che rappresenta un diritto fondamentale, alla base del concetto dell’essere umano, anche minore in età, come soggetto attivo di diritto, in grado cioè di discriminare, di discernere e di decidere in base al grado di maturità. La diffusione massiccia di informazione, che pare garantirne la fruizione, espone però anche a informazioni non veritiere e questo mina il diritto, non solo quello di informazione, ma anche quello di tutela della salute. Si pensi al problema dell’adesione alle vaccinazioni nell’infanzia o all’importanza dell’informazione corretta agli adolescenti perché possano proteggersi dagli esiti di comportamenti a rischio.

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Ho più sopra più volte citato l’importanza delle relazioni e del diritto a relazioni fondate sulla protezione e l’amore per i più piccoli e giovani tra di noi. Per questo è importante non dimenticare che una importante emergenza, che mina diritti fondamentali, è la fragilità delle relazioni interpersonali, intendendo con questo non solo la visibile e frequente rottura dei rapporti familiari, che proietta, con maggiore o minore preparazione i figli in contesti scissi e danneggiati, cioè quello che di solito si intende per crisi dei rapporti familiari. Intendo la qualità delle relazioni interpersonali nelle quali è coinvolto ed avvolto il bambino, qualità che lo espone a carenze e violazioni del suo diritto. Penso a relazioni indifferenziate, dove l’adulto non riconosce il proprio ruolo, a relazioni prevaricanti, a volte violente, oppure poco investite affettivamente, poco calde, basare su rapporti di forza e di potere, su logiche gerarchiche e poco inclini all’ascolto ed al rispetto, basate sulla discriminazione, sul mancato rispetto della diversità di genere, di generazione, di appartenenza, di cultura. Sono relazioni fragili, perché non costituiscono legami stabili e accoglienti, basi sicure, ma che anzi minacciano lo sviluppo equilibrato della persona e della personalità e quindi il diritto del minore all’amore ed alla protezione. Costruiscono un clima relazionale nel quale le persone, per difendersi , devono rimanere sulla superficie e questo, per i più piccoli può significare non riuscire a crescere come persone piene; tale clima può caratterizzare la famiglia, la scuola, i gruppi di pari, le istituzioni del tempo libero, le relazioni con le istituzioni, gli ambiti di vita comunitaria in generale, in un modo che comunque avrà un’influenza sulla qualità della vita.

Molto sinteticamente vorrei evidenziare anche la continuità che esiste tra la condizione infantile e quella adolescenziale. E’ molto rischioso dal punto di vista evolutivo separare nettamente, anche nella rappresentazione sociale le due tappe di uno stesso processo sia a livello individuale che gruppale, che comunitario, oltretutto per la condizione di soglia che rappresenta l’adolescenza. Pare che tutto il rischio possibile fiorisca in adolescenza, invece molto spesso in adolescenza si vede, portato in evidenza da un corpo che fiorisce, la portata dello sviluppo infantile e l’adulto a volte, fa fatica ad ammettere che dei bambini stanno diventando adulti e stanno evidenziando le criticità dell’infanzia e dell’età adulta, spesso rimanendo inascoltati e soli con il disagio il disagio della nuova libertà tanto da rischiare di rimanere invischiati in dipendenze altre alle soglie della possibile indipendenza.
L’adolescenza rientra, nell’ottica del diritti, nell’ambito dell’infanzia. L’adolescente è riconosciuto come soggetto in età evolutiva che deve godere di protezione speciale, essere ascoltato e tenuto in considerazione a seconda del suo grado di maturità (l’adulto deve essere tuttavia in grado di coglierlo) ed accompagnato, compreso, aiutato a crescere. C’è ancora un pezzo di strada da fare oltre la maturità procreativa.

Per ultima cito la difficoltà, la ancora acerba attitudine all’ascolto dei bambini e dei ragazzi, come importante criticità. Siamo ancora più inclini a vedere il minore come soggetto “passivo” di diritto, che come soggetto attivo. Inclini a proteggerlo, più che a tenerne in considerazione l’opinione. D’altra parte non è semplice, l’adulto deve allenarsi, preparasi a sostenere il pensiero critico del figlio, dell’alunno, del piccolo paziente, del giovane cittadino, a poterne sostenere la partecipazione al processo di cura intesa in senso lato (educativo, sanitario etc.) eppure non delegare, non capitolare rispetto alla propria responsabilità decisionale, al proprio dovere di prendere decisioni per il bene, per l’interesse superiore del minore. Spesso ascoltare il bambino viene frainteso con il fare come vuole lui, accontentarlo, e non invece con il comprenderne le esigenze, accoglierne la originalità di pensiero, il punto di vista e farsi garante del suo interesse di essere aiutato a diventare una persona adulta, consapevole e responsabile, avvicinandolo alla comprensione di elementi di valore, alla prospettiva del tempo , all’importanza di abbandonare progressivamente il proprio egocentrismo e di trovare così lo spazio più vicino alle proprie inclinazioni in una rete di relazioni, in una collettività che può includere e cambiare.

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Vorrei concludere questo contributo comunicando la consapevolezza che l’impegno per il rispetto dei diritti deve essere costante e che i bambini, le bambine, gli adolescenti sono i più esposti, talvolta i meno ascoltati e che la condizione adulta rappresenta uno stadio del processo di crescita che non può fare a meno di basi equilibrate e solide per maturare.